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La Camicia - La Storia2

Curiosità

Il Rinascimento

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Anche nel periodo rinascimentale, le fonti in grado di fornire informazioni sull’uso della camicia sono gli inventari ed i testamenti nei quali è possibile trovare descrizioni delle fogge, dei tessuti e degli stili più in voga. A partire però dal Trecento, ci vengono in aiuto anche le fonti iconografiche. E accanto a queste vanno citate opere letterarie che, denunciando la stravaganza della moda del tempo, hanno tramandato la descrizione d’abiti e comportamenti che sarebbero per noi rimasti ignoti. Il Boccaccio, per esempio, nel Decamerone descrive uomini e donne sorpresi in camicia in situazioni piccanti, mentre nel commento della Divina Commedia deplora l’indecenza di certi modi di vestire dei giovani. Il motivo dello scandalo sta nel fatto che la camicia, che sino al secolo scorso aveva rappresentato il capo base per gli uomini, si è sempre più accorciata aderendo al busto ed ai fianchi, chiusa da una lunga fila di bottoni, cosicché le gambe e le cosce, rimaste nude del tutto, sono state coperte da aderentissime calze-brache, che, allacciate sotto il farsetto, mettono in risalto le parti del corpo maschile ritenute indecenti. Con la crescente agiatezza, il lusso diventa una forma d’ostentazione sociale soprattutto nell’abbigliamento e, di conseguenza, la camicia aumenta la sua presenza nei corredi personali impreziosendosi sia nella struttura, sia negli ornamenti. Si utilizzano tessuti sempre più leggeri, si allargano le
maniche e, per mezzo di teli inseriti nei fianchi, aumenta l’ampiezza della camicia, trattenuta allo scollo e all’attaccatura delle maniche con pieghe piatte e arricciature più o meno fitte. Il bordo delle maniche e lo scollo, allacciati da cordoncini o nastri di tessuto, si ornano di fregi e ricami. Con gli scambi commerciali che favoriscono incontri sempre più frequenti tra i diversi paesi d’ Europa, tutti produttori di una vasta gamma di tessuti, è la camicia l’indumento al quale si destinano quelli più particolari e fini.
Anche le forme delle camicie cominciano a differenziarsi nei vari paesi, cosicché troviamo citate nel XIII e XIV Secolo camicie francesche o camicie ad modum francorum e camicie con maniche larghe alla catalana.
La diffusione della camicia risponde anche ad un’altra esigenza per così dire "igienica". L’abitudine di cambiare una volta la settimana la biancheria, testimoniata dai cronisti del Quattrocento, non sta a significare che uomini e donne del periodo badassero molto all’igiene personale. Mani e viso si lavano quel tanto che basta per non apparire luridi agli occhi di familiari e amici, ma potevano trascorrere mesi, se non addirittura un anno solare, prima che il corpo fosse adeguatamente lavato. Ebbene la camicia, secondo la medicina del tempo, avrebbe assorbito gli umori, senza alterare l’equilibrio delle secrezioni corporali. A Firenze, come a Milano o Napoli, le maniche del saio sono tagliate nella parte esterna dall’omero al polso lungo il gomito, sia per
facilitare i movimenti del braccio, sia per lasciare uscire le maniche della camicia, sulle quali si vanno perfezionando le rifiniture. D’ altro canto gli indumenti si vanno aprendo sul davanti, mostrando i particolari della camicia sottostante che diventano sempre più ricercati e preziosi. Lo scollo, regolato da sottili cordoncini di seta nera o di filo dorato, come pure le aperture sul petto, s’ impreziosiscono di arricciature, galloni e fresature. Le camicie, uscite oramai allo scoperto, assumono una funzione estetica sempre più rilevante ed alcune città italiane diventano famose per la confezione di modelli di rara bellezza, ma nello stesso tempo la raffinatezza dei tessuti e dei ricami in filo d’oro, d’argento e di seta, fanno sì che le camicie diventino anche più costose. E’ il caso, per esempio, di Venezia, dove per le nozze della nobildonna Lucieta Grandenigo, nel 1537, compare addirittura una camixa de oro con due perle per le quali erano stati spesi 11 ducati e 11 grani, ed una camixa de oro et de seta cremexina stimata 15 ducati. Come scrive Francesco Sansovino "veramente non si può dire qual sia la ricchezza delle vestimenta e delle biancherie di lino delle donne Viniziane". Ed ancora Lucrezia Borgia, andata sposa di Alfonso I d’Este nel 1502, aveva nel corredo 200 camicie, alcune delle quali del valore di 100 ducati l’una. Le novità della seconda metà del Cinquecento si rivolgono al colletto. Intorno allo scollo compaiono piccole arricciature che assomigliano a leggeri volant o collettini piatti che i francesi definiscono "a l’italienne",
colletto usato soprattutto dagli uomini d’affari e dagli addetti alle cariche pubbliche. Nelle grandi cerimonie pubbliche o private, il colletto, in Italia, prende il nome di "lattuga", confezionata in tela di lino, rifinita in pizzi di Bruges o con semplici punte a merletto; la striscia di tessuto più o meno arricciato od ondulato cucito intorno allo scollo ed anche ai polsi, ricorda, infatti, la forma delle foglie della lattuga. Per mantenere il suo assetto e le ondulazioni, la lattuga comincia ad essere inamidata a caldo. A metà del XVI Secolo il colletto a striscia verticale si trasforma in collo rovesciato a bavero ed, infine, nella "gorgiera", che diviene subito il nuovo
simbolo della più raffinata signorilità. La gorgiera, ampia a cannoli rigidi fino ad assumere le dimensioni di una ruota di mulino e richiedere l’impiego di molti metri di lino, nasce in Italia, anche se il nome deriva dal francese gorle (gola). E’ un colletto così importante che si stacca ben presto dallo scollo della camicia per divenire un accessorio a parte. In Germania le gorgiere sono impacchettate ed inamidate; per mantenerle ancora più rigide si fa passare nel bordo esterno un filo di ferro nascosto da un cordoncino di seta. La tecnica dell’inamidatura toglie alla gorgiera l’eccessiva rigidità del filo di ferro e le conferisce un aspetto, per così dire, più disinvolto. Nasce, così, un nuovo mestiere, quello delle stiratrici-inamidatrici, mentre gli argentieri, per permettere di
mangiare a tutti coloro che usano questo scomodo, ma ambito collare, sono costretti ad allungare i manici dei cucchiai. Lavata ed inamidata ogni qual volta che viene indossata, la gorgiera, per il suo ingombro esagerato, è usata solo nelle occasioni di parata e nei ritratti ufficiali. Finalmente, intorno al 1620, ideato dal farsettaio personale di Filippo IV di Spagna e dell’infante Carlos, entra nell’uso comune un colletto piatto, con punte squadrate, una leggera fodera in taffettà azzurro, rifinito con pizzi italiani, francesi o fiamminghi, rialzato sul dietro da una sottile anima di metallo. Si affermano, insomma, accolti con sollievo generale, modelli più
semplici e razionali, più adatti ai viaggi, alla vita di città e di campagna. L’uso della "collaretta" è un nuovo stile più consono alla concezione del vestire civile, che, insieme alla "parrucca", caratterizzerà l’abbigliamento di un periodo lungo due secoli: l’età barocca.

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