La borghesia ed il perbenismo
Con la rivoluzione Francese prima, e con l’avvento della repubblica poi, si assiste ad una trasformazione radicale della moda maschile. Importata dalla Francia e dall’Inghilterra, la moda anglo-alleman viene adottata in seguito anche dal resto d’Europa. L’abito di gala o di spada, anche se di color nero, viene messo da parte: niente più pizzi o jabot, condannati definitivamente dalle maniche del nuovo frac divenute più strette e dall’abbottonatura alta dei panciotti, ma, soprattutto, dal senso di pudore che aveva invaso la società borghese sovrappostasi alla classe degli aristocratici che aveva dominato il mondo per oltre sette secoli. Mentre l’atteggiamento verso la biancheria personale fino al tramonto dell’"anciem règime" era stato frivolo e scherzoso, un argomento per battute e lazzi non sempre galanti, la borghesia, che, per una esagerata e nello stesso tempo inconscia paura della sessualità, ha del suo corpo un’idea meno gioiosa, osserva tutto ciò che si riferisce al suo corpo da un’opposta angolazione. Il tabù all’istinto sessuale si estende anche ad ogni indumento e la biancheria, in particolare quella femminile, si nasconde dietro molti silenzi e reticenze. La camicia maschile, a sua volta, subendo la stessa sorte, ritorna ad essere un semplice capo di biancheria da esibire solo lo stretto necessario, cioè ai polsi, al collo e un po’ sul davanti. Così lo sparato della camicia, specialmente nel periodo Romantico, rimane coperto quasi del tutto dai gilet e dalle giacche abbottonate fino al primo bottone che, a sua volta, è nascosto dall’ingombrante fiocco della cravatta. La camicia, nei primi anni del secolo, si presenta più lunga dietro di sei centimetri e con due spacchi laterali, già visti negli affreschi di Piero della Francesca, che da squadrati diventano rotondi. Sulle spalle si arricchisce di una striscia di tessuto, larga circa cinque centimetri, atta a mantenere la stabilità delle maniche, antenata di quella in uso ancor oggi che, ampliandosi sulla schiena, prende il nome di sprone. L’abbottonatura termina con una linguetta che con un’asola ferma la camicia ad un bottone delle mutande; a volte, quando lo sparato ricamato ed inamidato nelle camicie da ballo, per un equilibrio estetico, non permette tagli di apertura, può essere posizionato nel dietro. Al contrario, se la camicia, per renderla più comoda, è aperta sul davanti, lo sparato presenta diverse pieghettature che sostituiscono i ricami: pieghe piatte, abbassate e rivoltate come un ventaglio, si alternano a pieghe più larghe, appiattite dall’inamidatura. Altra piegatura, la più richiesta da chi segue la moda, è quella detta "a papier de musique", cinque piccole pieghe seguite da una più larga in modo da ricordare il rigo musicale. Le cose cambiano solo dopo la metà del secolo, quando l’abbottonatura del gilet e della giacca da sera, aprendosi sino al secondo ed eccezionalmente al terzo bottone, le permettono un più ampio respiro. D’altra parte la stessa abbottonatura della giacca in estate diviene più bassa e lascia intravedere la camicia con più generosità. All’uomo che lavora, i sarti, ma anche l’industria di confezioni, offrono soluzioni più funzionali per i ritmi della vita cittadina. La camicia di tutti i giorni presenta il solino, un colletto staccabile basso e rovesciato con le punte arrotondate, oppure doppio e con punte ravvicinate, rigido perché inamidato, e facilmente sostituibile. Esso, infatti, si attacca con speciali bottoni a perno alle due asole poste sul davanti e sul dietro della pistagna. Neppure i polsi furono risparmiati dalle invettive del falso pudore del primo Ottocento: scompare, sotto le severe e strette maniche della marsina, anche la breve linea dei polsi più semplici, ritenuta antidemocratica perché distingue i gentleman dai comuni lavoratori. In seguito, come è avvenuto per i colli, anche i polsi, sempre inamidati e lucidi, si rendono sostituibili con bottoni a perno. |
I colletti bianchi Il desiderio del ceto piccolo borghese, specialmente del centro-meridione d’Italia, fu, a partire dall’Unità del Regno, quello di entrare nell’apparato statale e bancario. La nuova classe sociale che si andò formando fu detta "dei colletti bianchi". Non si poteva concepire, infatti, che nei ministeri e nelle banche ci si presentasse senza giacca e camicia bianca; fu molto facile identificare il "colletto bianco" con l’impiegato che si muove nel mondo impiegatizio.Contemporaneamente negli uffici, lo riportiamo a solo titolo di cronaca, si diffusero le "mezze maniche" divenute in seguito il triste e mortificante simbolo dell’impiegato d’ordine, del cosiddetto "travet". Costui, per risparmiare la camicia, comincia ad usare dei coprimanica che sono assicurati con elastici all’altezza del gomito.
I primi colori Finalmente, con la fine del secolo e gli inizi del Novecento, la camicia, che va riconquistando la dignità che le compete e la funzione più esplicita di capo base dell’abbigliamento maschile, tanto da far scrivere ad Oscar Wilde (1854 – 1900) " l’eleganza si concentra nella camicia", abbandona il tradizionale candore bianco e si tinge delle prime sfumature di colore, grazie anche all’affermazione dei tessuti di cotone. Sotto la giacchetta di linea dritta e senza falde fa capolino una camicia di flanella a piccoli disegni colorati che, adattandosi alle nuove esigenze di vita, accetta colori che vanno dall’avorio alle tenui tinte pastello: i gialli, gli azzurri chiari, i verdi pallidi, i rosa teneri.
La camicia protagonista In questo nuovo secolo il ciclo delle attività professionali e familiari comporta un diverso consumo fra tempo libero e impegni economici. Mentre la camicia tradizionale, candida e inamidata, con colletti alti e polsi rovesciati chiusi da preziosi gemelli, indossata dal borghese con compostezza e sufficienza, resiste sotto il frac nelle occasioni mondane, nel vestiario usato per la villeggiatura o negli sports s’impongono modifiche che offrono maggiore comfort e disinvoltura salvando, nello stesso tempo, il bon ton. Così la moda scopre colletti morbidi per camicie in flanella rigate o quadrettate adatte all’alpinismo o di jersey di cotone o lana per la vela ed il canottaggio. E proprio alla fine della "Belle Epoque" la camicia, oramai protagonista, si avvicina al nuovo mezzo di comunicazione: la pubblicità, divenuta in seguito una vera scienza. L’uomo, sempre in manica di camicia, dalla foggia, dai colori e dagli usi più diversi, propone oggetti e prodotti di qualsiasi genere. Da questo momento in poi la camicia non si può considerare più come un semplice accessorio del vestito maschile, ma, con il moltiplicarsi dei modelli, dei colori e dei particolari, diviene autonoma e, soprattutto nei momenti di sport e di tempo libero, si libera della giacca. Nelle stagioni fredde si copre di un maglione di lana spuntando solo al collo ed ai polsi.
Le americane Per i particolari della sua foggia dobbiamo rifarci alle camicie militari americane della seconda guerra mondiale, vendute sulle bancarelle a poco prezzo e spesso usate che, nel colorito dialetto triestino, furono dette "american strassen". I nostri stilisti e produttori di camicie, subito e volentieri, per la sua praticità derivante dai molteplici lacci, tasche, taschini, spalline e linguette, la adottarono per la moda sportiva e poco tempo dopo, rivolgendosi specialmente ai giovani, sfornarono capi che con l’originale americano non avevano più niente in comune, ad eccezione della comodità e della varietà d’accessori. Sempre dagli USA, insieme alla musica folk ed i films western, arrivano le camicie dei cow boys, utili per ogni uso, di cotone o flanella, a scacchi coloratissimi, con tasche e borchie, colli aperti e pieghe sul dorso. Non sono certamente belle né eleganti, ma sicuramente pratiche, giovanili, spiritose. Prese a modello dai teddy boys italiani negli anni cinquanta perché usate da quella fascia ribelle di giovani americani, le troviamo nel ’70 coloratissime, a scacchi, a quadretti o scozzesi, indossate sopra gli insostituibili jeans per andare all’università o per correre in moto. Si acquistano in ogni luogo, nei mercati, nei grandi magazzini, nei negozi cosiddetti "giovani" e, infine, nei negozi d’articoli sportivi dove trovano la giusta collocazione.Verso gli anni ’80 era di moda sugli schermi un serial imperniato sui ricordi del veterinario inglese James Herriot. Il suo notevole gradimento non era dovuto solo alla trama, ma anche all’abbigliamento dei personaggi curato sino nei minimi particolari, tant’è che il ceto sociale o la professione dei protagonisti era riconoscibile a prima vista. Tuttavia ciascun personaggio aveva in comune una particolare camicia caratteristica delle campagna inglese. Di colore bianco panna e talvolta beige, ha come peculiarità, le righe incrociate color marrone, verde, azzurro, nero e vinaccia che insieme formano il quadro detto "Tattersall", definizione che sembra riallacciarsi alle coperte che coprivano i cavalli della scuderia di Richard Tattersall. Oggi il Tattersall check è entrato a pieno titolo a far parte dell’abbigliamento sportivo, soprattutto autunnale ed invernale. Gli americani, poi, adottarono il quadretto tipicamente inglese ad una camicia che prese il nome di "button down collar". Questo modello, affermatosi già nei primi del Novecento e dalla fortuna quasi ininterrotta fino ai giorni nostri, ha una storia molto intrigante, ammesso che sia vera, che merita di essere raccontata nella rubrica che dedichiamo alle curiosità concernenti la camicia.
La camicia casual Ecco infine la camicia tuttofare, adatta a mille occasioni, che gli stilisti chiameranno casual o sportswear, stretta discendente della button down, anche se ammorbidita e alleggerita nella struttura. Ma la differenza sostanziale è nel collo, dove, spariti i bottoncini, si allunga, si allarga, si allontana dal primo bottone dell’allacciatura o addirittura si elimina. Prende nomi diversi sotto l’influenza degli eventi politici e sociali del momento. Collo a listino doppio alla Mao; a fascia rigida con un bottone a livello della pistagna alla clargyman; a listino con abbottonatura laterale alla russa realizzata nei colori discreti del cashmere inglese e durata solo qualche stagione; colli aperti con revers ad imitazione della camicia detta alla Robespierre. Altre ancora con lo sprone molto basso a formare le tasche e con la linguetta a metà della manica per tenerla ferma se viene rimboccata e quella a metà del carrè posteriore per ornamento. Quella, infine, stile mandriano in tela ecrù che si fregia d’inserti di pelle allo sprone, al collo, ed ai polsi e che, in altre ancora, si trasforma in frange alle maniche ed al carrè, ad imitazione della camicia dei cow boys. Lo stile casual ha generato anche modelli che per il dubbio gusto sono tramontati nell’arco di una stagione e sui quali non vale la pena soffermarsi. Possiamo così porre fine alla storia della camicia che ci ha accompagnato per svariati secoli, ma ci preme chiudere con un’ultima notazione. Se l’uomo vuole essere veramente impeccabile e soprattutto sentirsi a proprio agio, sotto la giacca, indossi sempre la classica e istituzionale camicia. Che non manchi mai nel suo guardaroba e che la sua vestibilità sia sempre perfetta e di classe. Come ci ricorda la scrittrice Vittoria De Buzzaccarini nel suo lungo e suggestivo racconto "Fior di camicia", la camicia non "deve fare una piega", ma cadere a pennello, essere curata in ogni particolare.
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