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La Cravatta - Il nodo

Curiosità

Tipi di Nodo:

Il Nodo semplice

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Il Nodo piccolo

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Il Nodo doppio semplice

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Il Nodo half- Windsor o mezzo scappino

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Il Nodo Manhattan

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Il Nodo Christensen

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Oltre ai colori, ai motivi e ai materiali la cravatta può contare su un efficace e personale mezzo di comunicazione: il nodo. La cravatta, dopo essersi avvicinata alla pittura con le sue armonie e i suoi contrasti, attraverso il nodo sfiora la scultura. Una scultura che realizziamo ogni mattina e che ci accompagna per tutta la giornata. Come diceva il Duca di Windsor, per realizzare un nodo alla cravatta non c'è bisogno dello specchio. Perché il nodo sia spontaneo bisogna sentirla tra le dita. Solo così il risultato finale sarà un mix tra irregolarità ed eleganza. Quando ci annodiamo una cravatta compiamo un gesto che si perde nella notte dei tempi, ricco di significati simbolici. Nell'immaginario simbolico dell'uomo, il nodo rappresenta l'unione, il matrimonio, la fertilità. Quindi, la vita. Che cos'è la vita se non l'insieme di nodi che si fanno e si disfano. La croce chiamata "nodo di Iside", del tutto simile alle cravatte che si portavano alla fine del XVII secolo, era per gli Egizi il simbolo dell'energia vitale, della forza e dell'eternità. In Giappone l'arte dei nodi è importante quanto quella dei fiori e le due divinità da cui prese vita il mondo si chiamano Musubi, ovvero "gli annodatori". Fare un nodo, quindi nel nostro caso annodare la cravatta, non è un atto meccanico come qualcuno può pensare. Da esso dipende non solo l'eleganza e la seduzione ma anche una magia immemorabile, primordiale. Impariamo quindi a farlo nel modo giusto. Ma quanti sono i nodi conosciuti ? Sono circa duecento se teniamo conto dei derivati che comunque non fanno testo. E' poco e molto al tempo stesso. Poco se pensiamo che nulla ci impedisce di inventare ogni giorno un nuovo nodo. Molto perché nella pratica reale degli uomini di oggi, costretti da migliaia di vincoli formali, i nodi correnti si possono contare sulle dita di una mano. A Parigi, agli inizi dell'Ottocento, un certo Stefano Demarelli, un italiano d'esportazione, dava lezioni private di nodi di cravatte agli aspiranti elegantoni dell'epoca. In sei ore e al prezzo di nove lire a lezione Demarelli istruiva i praticanti sui nodi fondamentali e sulle ultime tendenze del momento. Chi non poteva permettersi ripetizioni così costose si accontentava di studiare appositi manualetti, tanto piccoli quanto confusi. I valletti dei dandies, invece, si facevano pagare a peso d'oro per fornire i ragguagli sulle ultime novità dei loro signori in materia di nodi. Una sorta di spionaggio con cui arrotondavano il salario. Oggi tre o quattro nodi regnano dispoticamente in tutto il mondo. Sfoggiarne un quinto è segno di un'originalità voluta, di un'innata stravaganza. Classico o originale che sia, la cosa essenziale per un nodo di cravatta è che sia fatto con cura, con grande attenzione. Non c'è niente di più penoso di un nodo informe, raffazzonato, disonorevole sia per il suo autore che per la povera e indifesa cravatta.

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